Note / Direzione

Cos’è l’AI Creative Direction

L’AI Creative Direction è la direzione creativa applicata ai processi in cui l’AI produce. Decide cosa deve dire un brand, come deve apparire e quali regole separano ciò che genera la macchina da ciò che decide una persona. Non serve a usare meglio gli strumenti: serve a governare il risultato.

Antonio Amore · · 3 min di lettura

Perché serve adesso

L’AI ha reso l’esecuzione abbondante. Il giudizio no.

Oggi un’azienda può produrre in un giorno i contenuti che prima richiedevano un mese: testi, immagini, video, varianti per ogni canale. Il problema è che li producono tutti, con gli stessi strumenti e spesso con gli stessi risultati. Più contenuti, meno riconoscibilità.

Se la tua azienda produce più di prima ma riconosce sempre meno il proprio brand, il problema non è lo strumento. È la direzione.

Cosa fa, in concreto

Il lavoro si regge su tre regole.

  1. Prima la direzione, poi lo strumento. Posizionamento, architettura e identità di marca si decidono prima di aprire qualunque generatore. Prima si decide cosa dire, poi come.
  2. L’AI genera, una persona decide. Servono regole scritte su cosa può produrre la macchina e su chi firma il risultato. Senza, ognuno usa l’AI a modo suo e il brand si sfilaccia.
  3. Sistemi, non singoli asset. Un’immagine riuscita non basta, perché con l’AI se ne fanno a centinaia. Servono design system, visual identity e UX di prodotto pensati per evolvere senza perdere riconoscibilità.

Cosa non è

  • Non è prompt engineering. Scrivere buone istruzioni è un’abilità utile, ma è esecuzione. La direzione decide cosa chiedere e perché.
  • Non è uno strumento. Gli strumenti cambiano ogni pochi mesi; le decisioni di brand devono reggere più a lungo.
  • Non sostituisce il team. Lo mette nella condizione di usare l’AI senza diventare uguale a tutti gli altri.
  • Non è solo produrre più in fretta. La velocità senza direzione moltiplica anche gli errori.

Come capire se ti serve

Bastano due o tre di questi segnali:

  • produci più contenuti di un anno fa, ma faticano a sembrare tuoi;
  • in azienda ognuno usa strumenti diversi, con risultati diversi;
  • nessuno sa dire con precisione chi approva cosa prima della pubblicazione;
  • le linee guida del brand sono state scritte prima che arrivasse l’AI;
  • i fornitori consegnano più in fretta, ma tu passi più tempo a correggere.

Come lavoro

Faccio questo mestiere da vent’anni: prima come graphic designer, poi come Art Director, oggi come Creative Director e Head of AI Creative in One [Assodigit]. Affianco PMI e aziende che vogliono portare l’AI nei processi creativi con regole chiare.

Lo stesso principio l’ho applicato ai prodotti che ho diretto, come Fluxbit e Press Plus: l’AI esegue, la persona decide.

Domande frequenti

È un ruolo nuovo?

Il nome sì, il mestiere no. La direzione creativa ha sempre deciso cosa dire e come. Quello che cambia è che oggi deve decidere anche cosa lasciare alla macchina e come controllare quello che produce.

Serve anche a una PMI?

Soprattutto a una PMI. Una grande azienda ha team e processi che assorbono gli errori; una PMI che usa l’AI senza regole se ne accorge quando il brand è già confuso.

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