Cos’è l’AI Creative Direction
L’AI Creative Direction è la direzione creativa applicata ai processi in cui l’AI produce. Decide cosa deve dire un brand, come deve apparire e quali regole separano ciò che genera la macchina da ciò che decide una persona. Non serve a usare meglio gli strumenti: serve a governare il risultato.
Perché serve adesso
L’AI ha reso l’esecuzione abbondante. Il giudizio no.
Oggi un’azienda può produrre in un giorno i contenuti che prima richiedevano un mese: testi, immagini, video, varianti per ogni canale. Il problema è che li producono tutti, con gli stessi strumenti e spesso con gli stessi risultati. Più contenuti, meno riconoscibilità.
Se la tua azienda produce più di prima ma riconosce sempre meno il proprio brand, il problema non è lo strumento. È la direzione.
Cosa fa, in concreto
Il lavoro si regge su tre regole.
- Prima la direzione, poi lo strumento. Posizionamento, architettura e identità di marca si decidono prima di aprire qualunque generatore. Prima si decide cosa dire, poi come.
- L’AI genera, una persona decide. Servono regole scritte su cosa può produrre la macchina e su chi firma il risultato. Senza, ognuno usa l’AI a modo suo e il brand si sfilaccia.
- Sistemi, non singoli asset. Un’immagine riuscita non basta, perché con l’AI se ne fanno a centinaia. Servono design system, visual identity e UX di prodotto pensati per evolvere senza perdere riconoscibilità.
Cosa non è
- Non è prompt engineering. Scrivere buone istruzioni è un’abilità utile, ma è esecuzione. La direzione decide cosa chiedere e perché.
- Non è uno strumento. Gli strumenti cambiano ogni pochi mesi; le decisioni di brand devono reggere più a lungo.
- Non sostituisce il team. Lo mette nella condizione di usare l’AI senza diventare uguale a tutti gli altri.
- Non è solo produrre più in fretta. La velocità senza direzione moltiplica anche gli errori.
Come capire se ti serve
Bastano due o tre di questi segnali:
- produci più contenuti di un anno fa, ma faticano a sembrare tuoi;
- in azienda ognuno usa strumenti diversi, con risultati diversi;
- nessuno sa dire con precisione chi approva cosa prima della pubblicazione;
- le linee guida del brand sono state scritte prima che arrivasse l’AI;
- i fornitori consegnano più in fretta, ma tu passi più tempo a correggere.
Come lavoro
Faccio questo mestiere da vent’anni: prima come graphic designer, poi come Art Director, oggi come Creative Director e Head of AI Creative in One [Assodigit]. Affianco PMI e aziende che vogliono portare l’AI nei processi creativi con regole chiare.
Lo stesso principio l’ho applicato ai prodotti che ho diretto, come Fluxbit e Press Plus: l’AI esegue, la persona decide.
Domande frequenti
È un ruolo nuovo?
Il nome sì, il mestiere no. La direzione creativa ha sempre deciso cosa dire e come. Quello che cambia è che oggi deve decidere anche cosa lasciare alla macchina e come controllare quello che produce.
Serve anche a una PMI?
Soprattutto a una PMI. Una grande azienda ha team e processi che assorbono gli errori; una PMI che usa l’AI senza regole se ne accorge quando il brand è già confuso.